Val di Chiana Leonardo da Vinci
Il cavaliere stremato | Restaurants

Hidden Tuscany: Val di Chiana

January 11, 2016

This is a restaurant for those who want to experience the real culture of a special and hidden part of Tuscany: the Val di Chiana.

Eating here is a journey into the agricultural past of this very special area, of which I should give some historical information.

Inhabited since prehistoric times, it flourished and used to grow wheat during the Etruscan period. It was then conquered by the Romans in the third century BC.

In the Middle Ages it suffered a decline, around the year 1000 AD it turned into an unhealthy and malarial swamp.

Leonardo da Vinci, in the early 16th century, drew up a plan highlighting the waterlogging with possible solutions.

Only at the end of 18th century, the Grand Duke Peter Leopold of Lorraine commissioned the Count Vittorio Fossombroni to fix this swamp area. By the 19th century, the land was finally healthy and fertile again, growing many types of wheat.

Marciano della Chiana the entrance to the village

Marciano della Chiana, is a very small town in Val di Chiana. This is the entrance to the village.

Thank (or blame) this issues, Val di Chiana has long remained culturally isolated, and has preserved its particular culinary traditions.

These traditions can still be found today in places that are not yet reached by the television-tourist globalization.

The restaurant “La Vecchia Rota” is one of these places.

Hosteria la vecchia rota

Hosteria la vecchia rota.

The owner Massimo, is a force of nature. He comes from several generations of local farmers, is an expert of the local traditions, and he is a small producer in really everything that he cooks in his restaurant: oil, vegetables, chickens, geese, meat, etc.

Massimo, the owner of the Hosteria la vecchia rota in Val di Chiana

Massimo, the owner of the Hosteria la vecchia rota in Val di Chiana.

His cooking techniques are strictly those of the “past”, from Val di Chiana, which are different from the rest of Tuscany.

Here, you start with some cured meat: salami and finocchiona; they’re not only delicious, they are like a document of culinary history. 

They are made with the meat from pigs raised nearby, supervised by Massimo, and produced exactly like butchers used to do in the early 20th century.

The people who ate this kind of food in the 1950s and 1960s, will definitely recognize it immediately.

Traditional Salame from Val di Chiana

Traditional Salame from Val di Chiana.

Then you have all types of pasta, homemade in the “Chianina” way (from Val di Chiana). All the recipes for pasta come from the very deep old Chianina tradition.

One of my favourite things here is the soup made of chickpeas and chestnuts, a simple dish of local farmers.

The chicken, usually a trivial food, is also extraordinary here: all chickens are bred by Max. Cooked in a traditional style from the 20th century, and the same goes for the various other meat and game dishes he serves, like the osso buco, and many other specialties.

Goose eggs still warm

Goose eggs, still warm.

Although this part of Tuscany is the home of the famous Chianina steers, the T-bone steak here is cooked in a different way than in Florence, where, in my opinion, it’s better.

The only non-local product that Massimo serves at the table is the wine. The wine comes from Panzano, Chianti Classico, and is exceptional.

Hosteria la vecchia rota, is in Manciano della chiana

Hosteria la vecchia rota, is in Manciano della chiana.

Your lunch ends with some limoncello and nocino, strictly home-made!

Lastly, (possibly one of the most important things) is that the bill is more than fair.


 

The original text, from the Exhausted Knight, in Italian:

Si tratta di una trattoria per studiosi di cultura materiale di una parte speciale della Toscana: la Val di Chiana.

Mangiare qui è un viaggio nel passato contadino di queste particolarissime zone, di cui occorre dare qualche notizia storica. Abitata fin dalla preistoria, fiorente e coltivata a cereali in epoca etrusca, fu conquistata dai Romani nel III secolo a.C.

Nel medioevo decadde, infatti intorno al 1000 si trasformò in una malsana e malarica palude; Leonardo da Vinci, agli inizi del ‘500 ne disegnò la pianta evidenziandone l’ impaludamento. Solo alla fine del ‘700 il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena incaricò il conte Vittorio Fossombroni di dare inizio alla bonifica di questi territori, che finalmente nella prima metà dell’ 800 erano diventati terreni sani e fertili seminati a grano e cerali vari.

Grazie (o per colpa) di queste vicissitudini territoriali la Val di Chiana è rimasta a lungo isolata culturalmente, ed ha conservato le sue tradizioni culinarie peculiari, che, ricercando, si possono trovare ancora oggi dove non è intervenuta la “globalizzazione televisivo-turistica”. La trattoria “La Vecchia Rota” è uno di questi luoghi.

Il proprietario Massimo, una forza della natura,’ nato da generazioni e generazioni di contadini locali, è un cultore della tradizione locale, ed è un piccolo produttore in proprio di tutto quello che poi cucina nella sua trattoria: olio, verdure, polli, oche, salumi, etc. Ed anche le tecniche di cottura sono rigorosamente quelle “di una volta” in uso nella Val di Chiana, un po’ diverse da quelle del resto della Toscana.

Si inizia dagli insaccati: il salame e la finocchiona, oltre che squisiti, sono un documento storico. Sono ottenuti da uno o due maiali allevati lì vicino sotto il controllo di Massimo e da lui prodotti alla maniera dei norcini del primo ‘900. E chi ha mangiato questo tipo di salumi negli anni ’50 e ’60 li riconoscerà immediatamente.

Tutti i tipi di pasta, fatta in casa alla maniera chianina, hanno ricette e condimenti di antica memoria chianina. Specialità di qui è la minestra di ceci e castagne, anche questo è un piatto povero dei contadini locali. Il pollo, normalmente cibo banale, è straordinario: allevato da Massimo, è cucinato come qui si faceva ai primi del ‘900, e altrettanto vale per il collo d’ oca ripieno, il maialino arrosto, la trippa di maiale, introvabile altrove, l ‘ossobuco, e molte altre specialità.

Nonostante questa parte della Toscana sia la patria dei celebri ed enormi manzi di razza chianina (alti fino a 2 metri al garrese e pesanti fino a 1.700 kg), la bistecca viene cotta in maniera diversa che a Firenze, dove, a mio avviso, la si sa fare meglio. Solo il vino che Massimo serve a tavola non è un prodotto locale, perché proviene da Panzano nel Chianti Classico ed è eccezionale.

Si finisce poi con i liquori nocino e limoncello tassativamente home made, assaggiare per credere! E, udite udite, i conti sono più che giusti.

Table at hosteria la vecchia rota

Table at hosteria la vecchia rota.

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