La terrazza del ristorante da delfina di artimino
Il cavaliere stremato | Italiano

Un pranzo dalla Delfina

March 25, 2019

Arrivare a paranzo dalla “Delfina”, il ristorante di Carlo, è sempre un piacere. Rivedere le mura antiche di campagna, la villa Medicea in lontanaza. Peccato che fa ancora un po’ fresco, e non si può mangiare fuori, in terrazza.

Ma la primavera avanza e promette bene, il glicine di Carlo ha già iniziato a fare i cornetti, e i baccelli del piccolo orto che appare appena si arriva vengono su bene.

Questa volta abbiamo voluto provare una nuova fattoria vinicola: il tipo di vino rimane rigorosamente lo stesso, il Barco Reale; e chi rinuncia a tale piacere? In terra di Toscana, specie nel Chianti, molti vini hanno un po’ di acidità ed asprezza: il Barco Reale di Artimino invece scivola in bocca, scende morbido senza asperità, non “fa scalini in gola”, come in Toscana definiscono il vino aspro.

E questo delle Farnete se la batte con quello di Capezzana per il primo posto per rotondità, profumo, gusto.
Carlo ci ha portato la sua soprassata, poco salata all’ uso toscano, con sentore di buccia di limone e, principalmente, molto grassa, che dev’ esser la caratteristica principale.

La scelta del menù è vasta, ma il richiamo della caccia vince su tutto: reginette al sugo di daino. Ma anche i taglierini con gli asparagi selvatici, quelli piccoli di campo, sono saporosissimi.

Per non far dispetto al menù, anche se siamo in tre, scegliamo quattro tipi di carni diverse:
i fegatelli allo spiedo sono cotti perfettamente, morbidi, saporiti ma dolci, non amari come spesso accade. Il capretto, specie la pancia grassa con “la pallina” cioè il rene, è il piatto che ha più successo: sa veramente di capra, cosa rara a trovarsi.

L’anatra” alla frutta” è cotta altrettanto bene, morbida, non “tigliosa”. Le rape saltate di contorno dolci ma saporite.

Il daino, cacciato nelle foreste senesi è buono, forse un po’ troppo “addomesticato” da una marinatura molto lunga, ma, come dice Carlo quando di va a fine pranzo a fare quattro chiacchere in terrazza, “te tu credi, ma oggi le gente le ‘un sanno più mangiare come una vorta, la caccia con l’ afrore e’ ‘un la voglian più, enno abituati a’ i’ pollo d’ allevamento!”.

Un pranzo così dispone a discutere di filosofia, del senso della vita, delle caratteristiche del vino e rimaniamo a tavola per due ore e mezzo.

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